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L’ACQUISTO DI STRUMENTI FINANZIARI CONCLUSO FUORI SEDE È NULLO IN MANCANZA DELLA CLAUSOLA DI RECESSO.

La Banca condannata a restituire l’importo investito perchè non ha avvertito il cliente della facoltà di recesso.

 

Con sentenza 7470 pubblicata il 13.04.2016 il Tribunale di Roma ha condannato una Banca a restituire oltre 300 mila euro alla società H spa.

Come spesso capita i direttori o vice-direttori di filiale si recano direttamente a casa dei clienti per far sottoscrivere dossier titoli, ordini di acquisto di strumenti finanziario, schede di adesione all’aumento di capitale sociale. Tale possibilità di operare al di fuori dei locali commerciali è consentita, a pena di nullità, esclusivamente agli iscritti all’albo dei promotori finanziari (spesso accade che chi materialmente fa firmare tali contratti non lo sia). Per offerta fuori sede si intendono la promozione e il collocamento presso il pubblico di strumenti finanziari in luogo diverso dalla sede legale o dalle dipendenze dell’emittente, del proponente l’investimento o del soggetto incaricato della promozione o del collocamento. Per espressa previsione dell’art. 30 del Testo Unico per la Finanza “l’efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali conclusi fuori sede é sospesa per la durata di sette giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell’investitore. Entro detto termine l’investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al promotore finanziario o al soggetto abilitato tale facoltà é indicata nei moduli o formulari consegnati all’investitore.” Il comma seguente prevede la sanzione della nullità nel caso di omessa indicazione della facoltà di recesso nei moduli o formulari fatti sottoscrivere.

Tale disciplina è legata ad esigenze di riequilibrio dell’asimmetria informativa, infatti il consumatore/risparmiatore recandosi negli appositi locali commerciali dimostra di avere adeguatamente ponderato le proprie scelte. 

In via eccezionale è prevista la possibilità di concludere contratti anche al di fuori dei locali commerciali con l’obbligo previsto a pena di nullità di comunicare al consumatore la facoltà di recesso.

Tale ius poenitendi si pone come contrappeso fondamentale teso a compensare le modalità particolarmente aggressive di vendita.

Nel caso esaminato dal tribunale di Roma, i dipendenti della Banca si sono recati presso la sede della società H per far firmare sia il contratto quadro di negoziazione, sia l’ordine di acquisto di prodotti finanziari e nel modulo fatto sottoscrivere non era presente l’indicazione della facoltà di recesso prevista dall’art. 30 TUF. Per tale ragione la società H agiva in giudizio per vedere accertata la nullità dell’acquisto di prodotti finanziari che le avevano provocato una perdita di oltre 300 mila euro. Il Tribunale di Roma, accertata la nullità del contratto, condannava la Banca a restituire alla società H 311 mila euro.

Tale sentenza conferma un trend positivo di decisioni a favore degli investitori danneggiati dal comportamento scorretto delle banche che fa ben sperare gli azionisti e obbligazionisti di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza. 

Di questo e altro si parlerà al Convegno “POPOLARE DI VICENZA E VENETO BANCA: COME TUTELARE I PROPRI RISPARMI?” che si terrà a Verona, piazza Righetti n. 1, mercoledì 8 giugno ore 21.00, organizzata dalla Dott.ssa Cusumano - ADUSBEF Verona.

Scritto da avv. Vincenzo Cusumano, Ph.D. Student Università di Padova.

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