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DIAMANTI DA INVESTIMENTO: E’ ANCORA POSSIBILE PRESENTARE DOMANDA DI RESTITUZIONE/RIVENDICA DELLE PIETRE

Udienze calendarizzate fino a novembre. Il 21 ottobre è l’udienza dedicata alle istanze di restituzione/rivendica dei preziosi

Il curatore del fallimento di Intermarket Diamond Business Spa (IDB Spa), la società venditrice di diamanti tramite il canale bancario fallita il 10.01.2019, con una nota ha comunicato di avere ricevuto 19.085 domande di restituzione/rivendica e insinuazioni al passivo e ha pertanto chiesto una proroga per l’esame delle domande, richiesta accolta dal Tribunale di Milano. 

Lunedì 8 aprile verranno esaminate solo le domande dei lavoratori, fornitori e professionisti, mentre l’esame delle domande di restituzione/rivendica è stato fissato per il giorno 21.10.2019. 

Inoltre il Tribunale di Milano ha già calendarizzato le prossime udienza che si terranno il 5-19-25 Novembre 2019.

Il curatore ha già comunicato che le domande di restituzione/rivendica presentate dopo l’8 marzo verranno esaminate successivamente, nelle udienze che verranno fissate dopo il 25 Novembre 2019, ma che non ci sono termini di decadenza per chiedere la restituzione delle pietre.

Si invitano tutti i proprietari di diamanti che ancora non lo avessero fatto a presentare domanda di restituzione/rivendica delle pietre.

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DIAMANTI DA INVESTIMENTO: IDB SPA FALLITA, DOMANDA DI RESTITUZIONE/RIVENDICA ENTRO L’8 MARZO 2019

Sabato 2.03.2019 conferenza informativa Adusbef Verona, ore 10.00 in Via Trapani 8-10

 

La società venditrice di diamanti Intermarket Diamond Business Spa (IDB) è fallita il 10.01.2019. Sono moltissimi i risparmiatori che avevano investito in diamanti da investimento e che hanno lasciato in custodia le pietre presso IDB

Che fare per riavere le pietre?

E’ necessario presentare una domanda di restituzione/rivendica al fallimento entro l’8.03.2019. E’ possibile presentare la domanda senza l’assistenza di un legale inviando l’istanza tramite pec al fallimento.

Come posso fare per riavere il capitale investito?

Rivolgiti al nostro studio per ricevere assistenza. Il primo step è inviare un reclamo alla banca coinvolta (principalmente Banco Bpm, Unicredit per chi ha acquistato da IDB Spa, e Intesa, Mps per chi ha acquistato da DPI). In seguito si cercherà di trovare un accordo transattivo in via stragiudiziale o si chiamerà la banca davanti ad un organismo di mediazione. In caso di mancato accordo, il passo successivo è la causa civile

Sono già iniziate le prime azioni giudiziarie?

Si, abbiamo depositato una prima causa nel giugno 2018, si sono già tenute tre udienze, la prossima sarà l’11.04.2019 per l’audizione di un testimone. Più precisamente l’azione era nei confronti di IDB Spa e della banca, poi a seguito del fallimento la causa è stata interrotta e riassunta solo nei confronti della banca. Sono poi state depositate altre cause nei confronti della banca e siamo in attesa della fissazione della prima udienza.

Ci sono profili penali?

A nostro parere si, per questo abbiamo già depositato varie denunce. A Milano il PM Dott.ssa Colacicco ha avviato un’indagine, siamo in fiduciosa attesa della magistratura per valutare la costituzione di parte civile nell’eventuale processo penale.

In banca mi hanno riferito che il provvedimento dell’AGCM che sanzionava IDB, DPI, Banco Bpm, Unicredit, Intesa e Mps non è definitivo, è vero?

Il provvedimento dell’Antitrust che sanzionava le due società venditrici di diamanti e i 4 Istituti di Credito coinvolti è stato impugnato davanti al TAR Lazio che ha confermato quanto affermato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Solo alcuni Istituti e società hanno impugnato le sentenze del Tar Lazio davanti al Consiglio di Stato, restiamo in attesa della decisione definitiva.

Sabato 2.03.2019 ore 10.00 vieni alla Conferenza informativa Adusbef a Verona, Via Trapani 8-10 nella sala Borgo Nuovo per ricevere maggiori informazioni oppure scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiama sul 3479246511 o 049/2953860

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VITTORIA ADUSBEF VERONA CONTRO BANCA POPOLARE DI VICENZA

Emessa il 25.03.2017 la prima sentenza sul caso Azioni Bpvi dal Tribunale di Verona- Giudice Vaccari.

Il 25 marzo 2017 è una data epocale, arriva la prima sentenza tanto attesa dagli azionisti risparmiatori delle due popolari venete.

La prima sentenza è una vittoria dell’associazione di consumatori Adusbef.

Il caso

La Signora S. aveva acquistato 660 azioni Bpvi nel 2010 al prezzo di Euro 60,50 cadauna. Le era stato riferito che le azioni fossero un prodotto sicuro, privo di rischi e che la banca avrebbe prontamente riacquistato le azioni se la stessa avesse avuto necessità di venderle. Nel settembre del 2014 la Signora cercava di vendere le azioni ma senza successo. 

L’11 aprile 2015 avveniva il primo crollo del titolo azionario che passava da Euro 62,50 a 48,00 ed infine arrivava a 0,10.

Nonostante i reclami, la banca negava qualsiasi risarcimento, e la Sig.ra, associata Adusbef,  decideva di intraprendere una causa nei confronti della Bpvi

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BPVI E VENETO BANCA: LA PROPOSTA DEL 15%

Alle 15.00 di lunedì 9 gennaio si è tenuta a Padova, Sheraton Hotel, la conferenza stampa di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza in cui è stata presentata la proposta transattiva dei due istituti veneti che hanno messo in ginocchio migliaia di famiglie.

L’offerta prevede il rimborso del 15% del valore delle azioni, percentuale decisamente troppo bassa per chi ha perso i risparmi di una vita.

Ma analizziamo meglio la proposta: Banca Popolare di Vicenza offre 9 Euro contro i 62,50  a chi ha acquistato le azioni tra l’1 Gennaio 2007 ed il 31 Dicembre 2016 purché gli azionisti rinuncino ad agire nei confronti della banca. I “rimborsi” non sono immediati ma bisognerà manifestare il proprio interessamento all’offerta entro il 15 marzo 2017 e aderire alla stessa entro il 22 marzo 2017, in tal caso la banca analizzerà la posizione e valuterà se ci sono i “presupposti oggettivi” per consentire l’operazione. Inoltre  per gli azionisti che rinunceranno all’85% del valore delle azioni ci saranno delle fantomatiche agevolazioni: un deposito vincolato a 3 anni, uno a 10, uno sconto sulle spese del mutuo o del conto corrente.

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I PRESTITI LEGATI ALL’ACQUISTO DELLE AZIONI SONO NULLI. NON SI DEVE RESTITUIRE I SOLDI ALLA BANCA.

Popolare di Vicenza: il tribunale di Venezia blocca il recupero di 9 milioni di Euro da parte della banca

Con Ordinanza 27 aprile 2016 della sezione imprese del Tribunale di Venezia, il giudice Anna Maria Marra accoglie il ricorso d’urgenza (ex art. 700 cpc) di un’azionista della BPVi volto alla dichiarazione di nullità del finanziamento concesso dalla banca al cliente finalizzato all’acquisto delle azioni BPVi.

Un’ottima notizia per i numerosissimi azionisti, sia della Popolare di Vicenza che di Veneto Banca, che hanno acquistato le azioni delle popolari venete al fine di ottenere un finanziamento. 

Tali operazioni vengono comunemente chiamate “prestiti baciati”. Per i non addetti: la banca condiziona l’erogazione di prestiti/mutui/fidi ai clienti all’acquisto di azioni o obbligazioni convertibili della banca stessa. Condizione che riferiscono di aver subito in moltissimi.

Il giudice di Venezia ha vietato alla Popolare di Vicenza il recupero di un prestito di 9,4 milioni di euro in quanto nullo poiché violativo di norme imperativi, ed in particolare dell’art. 2358 del codice civile che recita “la società non può direttamente o indirettamente accordare prestiti né fornire garanzie per l’acquisto o la sottoscrizione delle proprie azioni.

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