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Mercoledì 8 Giugno in Sala Riunioni Righetti a Verona ore 21 verrà illustrato cosa sta accadendo agli azionisti Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e cosa si può fare per ottenere la restituzione dei propri risparmi!
Vi aspettiamo! Adusbef Verona- Camilla Cusumano

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L’INTERMEDIARIO FINANZIARIO CHE DA' CORSO AD UN ORDINE VINCOLANTE CONCERNENTE UN INVESTIMENTO RISCHIOSO DEVE RISARCIRE IL DANNO 

La Cassazione afferma che qualora l’intermediario finanziario non ravvisi i parametri di adeguatezza necessari per l’investimento debba recedere per giusta causa e non eseguire l’ordine del cliente.

 

La Corte di Cassazione con sentenza n. 2536 del 9 febbraio 2016 (rel. Valitutti) torna sullo spinoso tema degli obblighi informativi in tema di investimenti finanziari, consolidando l’indirizzo a tutela dell’investitore che richiede che l’informazione sia “adeguata in concreto”.

La questione si è posta in relazione ai seguenti fatti: l’investitore si era rifiutato di fornire le informazioni circa il proprio profilo finanziario, la banca aveva comunicato all’investitore che l’operazione doveva considerarsi inadeguata, nondimeno il cliente aveva confermato la propria intenzione di dare corso all’operazione di investimento. 

La Suprema Corte si addentra in una disamina sul quadro normativo in tema di investimenti finanziari analizzando l’art. 21 del TUF, gli artt. 28 e ss del Regolamento Consob 1522 del 1998 (applicabile ratione temporis), il Regolamento Consob 16190 del 2007 e la direttiva MIFID n. 2004/39/CE. Tali riferimenti normativi evidenziano che la pluralità di obblighi facenti capo ai soggetti abilitati a compiere operazioni finanziarie convergono verso un fine unitario: segnalare all’investitore la non adeguatezza delle operazioni di acquisto di prodotti finanziari che si accinge a compiere (c.d. suitability rule). 

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FOREX: LA BANCA E' RESPONSABILE SE NON RIESCE A CHIUDERE LA POSIZIONE AL PREZZO DI STOP LOSS

Un’altra decisione a favore degli investitori da parte del Giurì Bancario, questa volta in tema di negoziazione su derivati in valuta estera. Veniamo ai fatti. Il ricorrente aveva aperta una posizione short in marginazione relativa a contratti finanziari differenziali sul cross CHF/JPY con ordine di stop loss automatico a un determinato valore. Tradotto per i non addetti: stava vendendo allo scoperto franchi svizzeri e comprando jen. Quindi stava scommettendo sul fatto che il franco svizzero perdesse valore. Lo stop loss, in una posizione short, consiste nel fissare un prezzo massimo al quale chiudere la posizione, cioè se il franco svizzero fosse salito sopra un certo valore la banca avrebbe dovuto chiudere in automatico la posizione limitando le perdite. 

Il giorno 15 gennaio 2015 l’ordine di stop loss si attiva ad un prezzo notevolmente superiore a quello impostato dal ricorrente determinandogli una perdita del 250% superiore al margine stabilito. Il ricorrente chiede quindi al Giurì Bancario di condannare la Banca a rifondergli la differenza tra la perdita subita a causa della chiusura delle posizioni e la perdita che, invece, sarebbe stata patita se l’ordine di stop loss fosse stato eseguito al prezzo preimpostato. 

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MARZO 2016: UN MESE DI FUOCO PER LA BANCA POPOLARE DI VICENZA.

ARRIVANO LE RISPOSTE AGLI APPELLI DELLE ASSOCIAZIONI DI AZIONISTI ED UNA PRIMA BATTAGLIA VINTA DA ADUSBEF VERONA

LE ASSEMBLEE DI MARZO

Il 5 marzo a Gambellara si è tenuta l’assemblea straordinaria della Banca Popolare di Vicenza, dove è stata approvata la trasformazione in Spa, l’aumento di capitale da 1,75 miliardi e la quotazione in borsa.

L’Ad Francesco Iorio in quella occasione aveva promesso  che la Bpvi avrebbe risarcito i soci che in passato avevano chiesto di vendere le loro azioni ed invece erano stati 'scavalcatì da clienti eccellenti o privilegiati. Ma non solo,  Iorio aveva anche  promesso  "la banca aprirà dei tavoli di confronto per valutare quello che è accaduto e far fronte alle richieste dei soci". Allo stesso tempo chi ha avuto dei fidi per acquistare azioni «li deve restituire alla banca, ovviamente nei tempi e nei modi opportuni. Sono soldi che devono tornare a casa”.

Aveva anche aggiunto: “Azione di responsabilità e rinnovamento del cda e manageriale. Per quello manageriale riporto che su 13 manager, 11 sono nuovi e non appartengono alla gestione passata, quelli con delle responsabilità sono stati licenziati senza prendere un euro”.

Per qualche settimana i soci Bpvi avevano sperato che la tanto attesa giustizia arrivasse, ed invece ciò che è arrivato è stata l’assemblea del 26 marzo dove è stato approvato il bilancio 2015 con una perdita di 1,4 miliardi di Euro, ma non è tutto! L’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori è stata respinta nonostante avesse ottenuto il consenso del 38,05% contro il 18,64% dei contrari. Il “salvataggio” dei vecchi amministratori è dipeso non dai contrari, ma dal 43,29% degli astenuti.

Sono 117.000 i soci della Banca Popolare di Vicenza che hanno perso il 90% del valore dei propri investimenti, eppure l’ex presidente Gianni Zonin ha chiuso il suo esercizio in bellezza incassando 1 milione di Euro.

Iorio ha assicurato che i tavoli di conciliazioni verranno aperti dopo l’aumento di capitale (che dovrebbe essere garantito da Unicredit) e la quotazione in borsa, per ora delle varie affermazioni dell’amministratore delegato quella compiuta è stata la richiesta di rientro a molti clienti che avevano un fido…

L’ISTRUTTORIA DELL’ANTITRUST

L’autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un procedimento istruttorio per presunta pratica commerciale scorretta. La popolare vicentina infatti in molti casi ha erogato finanziamenti ai propri clienti a patto che questi ultimi acquistassero azioni o obbligazioni convertibili della banca stessa. 

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ATTESA LA DECISIONE DEL TAR SUL RICORSO PRESENTATO DA ADUSBEF CONTRO LA RIFORMA DELLE POPOLARI

I legali della BPVi chiedono di conoscere al più presto il dispositivo della sentenza

E’ attesa la decisione del TAR sul ricorso presentato da Adusbef nei confronti di Banca d’Italia, la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero del Tesoro. 

Ieri, 10.02.2016, dinnanzi alla terza sezione del tribunale regionale laziale, si è tenuta l’udienza pubblica di merito sul ricorso presentato contro la riforma delle  banche popolari che chiede che sia la Consulta a stabilire se il decreto del governo, che obbliga gli istituti alla trasformazione in Spa entro fine anno, sia costituzionale o meno.

Il dubbio di costituzionalità si basa sull’adozione da parte del governo dello strumento del decreto legge in mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza.

Fino ad ora solo Ubi e Veneto Banca hanno approvato la trasformazione in Spa, mentre la BPVI ha convocato l’assemblea per il 5 marzo. 

Il Tribunale amministrativo avrebbe dovuto discutere il merito, ma, su accordo delle parti, si è deciso di mandare la causa direttamente in decisione. 

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