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L’ACQUISTO DI STRUMENTI FINANZIARI CONCLUSO FUORI SEDE È NULLO IN MANCANZA DELLA CLAUSOLA DI RECESSO.

La Banca condannata a restituire l’importo investito perchè non ha avvertito il cliente della facoltà di recesso.

 

Con sentenza 7470 pubblicata il 13.04.2016 il Tribunale di Roma ha condannato una Banca a restituire oltre 300 mila euro alla società H spa.

Come spesso capita i direttori o vice-direttori di filiale si recano direttamente a casa dei clienti per far sottoscrivere dossier titoli, ordini di acquisto di strumenti finanziario, schede di adesione all’aumento di capitale sociale. Tale possibilità di operare al di fuori dei locali commerciali è consentita, a pena di nullità, esclusivamente agli iscritti all’albo dei promotori finanziari (spesso accade che chi materialmente fa firmare tali contratti non lo sia). Per offerta fuori sede si intendono la promozione e il collocamento presso il pubblico di strumenti finanziari in luogo diverso dalla sede legale o dalle dipendenze dell’emittente, del proponente l’investimento o del soggetto incaricato della promozione o del collocamento. Per espressa previsione dell’art. 30 del Testo Unico per la Finanza “l’efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali conclusi fuori sede é sospesa per la durata di sette giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell’investitore. Entro detto termine l’investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al promotore finanziario o al soggetto abilitato tale facoltà é indicata nei moduli o formulari consegnati all’investitore.” Il comma seguente prevede la sanzione della nullità nel caso di omessa indicazione della facoltà di recesso nei moduli o formulari fatti sottoscrivere.

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Mercoledì 8 Giugno in Sala Riunioni Righetti a Verona ore 21 verrà illustrato cosa sta accadendo agli azionisti Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e cosa si può fare per ottenere la restituzione dei propri risparmi!
Vi aspettiamo! Adusbef Verona- Camilla Cusumano

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L’INTERMEDIARIO FINANZIARIO CHE DA' CORSO AD UN ORDINE VINCOLANTE CONCERNENTE UN INVESTIMENTO RISCHIOSO DEVE RISARCIRE IL DANNO 

La Cassazione afferma che qualora l’intermediario finanziario non ravvisi i parametri di adeguatezza necessari per l’investimento debba recedere per giusta causa e non eseguire l’ordine del cliente.

 

La Corte di Cassazione con sentenza n. 2536 del 9 febbraio 2016 (rel. Valitutti) torna sullo spinoso tema degli obblighi informativi in tema di investimenti finanziari, consolidando l’indirizzo a tutela dell’investitore che richiede che l’informazione sia “adeguata in concreto”.

La questione si è posta in relazione ai seguenti fatti: l’investitore si era rifiutato di fornire le informazioni circa il proprio profilo finanziario, la banca aveva comunicato all’investitore che l’operazione doveva considerarsi inadeguata, nondimeno il cliente aveva confermato la propria intenzione di dare corso all’operazione di investimento. 

La Suprema Corte si addentra in una disamina sul quadro normativo in tema di investimenti finanziari analizzando l’art. 21 del TUF, gli artt. 28 e ss del Regolamento Consob 1522 del 1998 (applicabile ratione temporis), il Regolamento Consob 16190 del 2007 e la direttiva MIFID n. 2004/39/CE. Tali riferimenti normativi evidenziano che la pluralità di obblighi facenti capo ai soggetti abilitati a compiere operazioni finanziarie convergono verso un fine unitario: segnalare all’investitore la non adeguatezza delle operazioni di acquisto di prodotti finanziari che si accinge a compiere (c.d. suitability rule). 

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FOREX: LA BANCA E' RESPONSABILE SE NON RIESCE A CHIUDERE LA POSIZIONE AL PREZZO DI STOP LOSS

Un’altra decisione a favore degli investitori da parte del Giurì Bancario, questa volta in tema di negoziazione su derivati in valuta estera. Veniamo ai fatti. Il ricorrente aveva aperta una posizione short in marginazione relativa a contratti finanziari differenziali sul cross CHF/JPY con ordine di stop loss automatico a un determinato valore. Tradotto per i non addetti: stava vendendo allo scoperto franchi svizzeri e comprando jen. Quindi stava scommettendo sul fatto che il franco svizzero perdesse valore. Lo stop loss, in una posizione short, consiste nel fissare un prezzo massimo al quale chiudere la posizione, cioè se il franco svizzero fosse salito sopra un certo valore la banca avrebbe dovuto chiudere in automatico la posizione limitando le perdite. 

Il giorno 15 gennaio 2015 l’ordine di stop loss si attiva ad un prezzo notevolmente superiore a quello impostato dal ricorrente determinandogli una perdita del 250% superiore al margine stabilito. Il ricorrente chiede quindi al Giurì Bancario di condannare la Banca a rifondergli la differenza tra la perdita subita a causa della chiusura delle posizioni e la perdita che, invece, sarebbe stata patita se l’ordine di stop loss fosse stato eseguito al prezzo preimpostato. 

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MARZO 2016: UN MESE DI FUOCO PER LA BANCA POPOLARE DI VICENZA.

ARRIVANO LE RISPOSTE AGLI APPELLI DELLE ASSOCIAZIONI DI AZIONISTI ED UNA PRIMA BATTAGLIA VINTA DA ADUSBEF VERONA

LE ASSEMBLEE DI MARZO

Il 5 marzo a Gambellara si è tenuta l’assemblea straordinaria della Banca Popolare di Vicenza, dove è stata approvata la trasformazione in Spa, l’aumento di capitale da 1,75 miliardi e la quotazione in borsa.

L’Ad Francesco Iorio in quella occasione aveva promesso  che la Bpvi avrebbe risarcito i soci che in passato avevano chiesto di vendere le loro azioni ed invece erano stati 'scavalcatì da clienti eccellenti o privilegiati. Ma non solo,  Iorio aveva anche  promesso  "la banca aprirà dei tavoli di confronto per valutare quello che è accaduto e far fronte alle richieste dei soci". Allo stesso tempo chi ha avuto dei fidi per acquistare azioni «li deve restituire alla banca, ovviamente nei tempi e nei modi opportuni. Sono soldi che devono tornare a casa”.

Aveva anche aggiunto: “Azione di responsabilità e rinnovamento del cda e manageriale. Per quello manageriale riporto che su 13 manager, 11 sono nuovi e non appartengono alla gestione passata, quelli con delle responsabilità sono stati licenziati senza prendere un euro”.

Per qualche settimana i soci Bpvi avevano sperato che la tanto attesa giustizia arrivasse, ed invece ciò che è arrivato è stata l’assemblea del 26 marzo dove è stato approvato il bilancio 2015 con una perdita di 1,4 miliardi di Euro, ma non è tutto! L’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori è stata respinta nonostante avesse ottenuto il consenso del 38,05% contro il 18,64% dei contrari. Il “salvataggio” dei vecchi amministratori è dipeso non dai contrari, ma dal 43,29% degli astenuti.

Sono 117.000 i soci della Banca Popolare di Vicenza che hanno perso il 90% del valore dei propri investimenti, eppure l’ex presidente Gianni Zonin ha chiuso il suo esercizio in bellezza incassando 1 milione di Euro.

Iorio ha assicurato che i tavoli di conciliazioni verranno aperti dopo l’aumento di capitale (che dovrebbe essere garantito da Unicredit) e la quotazione in borsa, per ora delle varie affermazioni dell’amministratore delegato quella compiuta è stata la richiesta di rientro a molti clienti che avevano un fido…

L’ISTRUTTORIA DELL’ANTITRUST

L’autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un procedimento istruttorio per presunta pratica commerciale scorretta. La popolare vicentina infatti in molti casi ha erogato finanziamenti ai propri clienti a patto che questi ultimi acquistassero azioni o obbligazioni convertibili della banca stessa. 

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