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POPOLARE DI VICENZA... E' TUTTA COLPA DELLA BCE?

Tutti i proverbi popolari contro la povera popolare vicentina!

La perdita di un miliardo di Euro e la conseguente necessità di 1,5 miliardi di aumento capitale sarebbero colpa della BCE e dei suoi ricatti…ma siamo sicuri che sia davvero così?

Negli ultimi 18 mesi la popolare vicentina ha ridotto il suo valore di avviamento dell’81,50%, infatti nel dicembre 2014 c’è stata una riduzione di 600 milioni cui ha seguito un’altra riduzione di 269 milioni nel primo semestre del 2015.

Anche la riclassificazione del valore di alcune partecipazioni in fondi Sicav ha avuto una perdita dal 31 dicembre scorso di ben 119 milioni da 215 milioni iniziali, ben il 55%!

E come spiegarsi la perdita di 703 milioni dovuta ad un innalzamento degli indici di copertura dei crediti deteriorati? O tutti i clienti della BPVI hanno subito un dissesto negli ultimi 9 mesi o qui “gatta ci cova”!

 Ma torniamo indietro nel tempo, al dicembre 2013, quando Zonin, il  Presidente di Banca Popolare di Vicenza affermava che il 40% dei nuovi soci aveva chiesto un finanziamento per aderire al piano proposto e il 60% non aveva avuto bisogno di alcun sostegno. Quindi già dal 2013, la popolare vicentina elargiva denaro ai correntisti affinché questi comprassero le azioni della banca stessa! (dati del sole 24ore)

D’altra parte se i liquidi venivano dati per acquistare azioni della banca, alla fin fine i soldi restavano lì, che problema c’è? Forse qualche violazione di legge che sarà compito della magistratura accertare. 

Ma chi paga? Gli azionisti, i soliti piccoli risparmiatori che ormai da quelle azioni hanno solo carta straccia, anzi nemmeno quella! 

Le azioni non si vendono e il loro valore continua a scendere, ed ora la banca che dovrebbe pagare chiede 1,5 milioni di Euro? Oltre al danno la beffa!

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VITTORIA ADUSBEF SULL’ANATOCISMO

I diritti degli utenti bancari vengono tutelati 

La banca ci aveva provato ancora una volta ad applicare interessi anatocistici su conto corrente nonostante sia ormai da anni che la giurisprudenza affermi che questa pratica è vietata dalla legge.

Ancora una volta però, gli utenti bancari non si sono limitati a subire e basta, ma hanno alzato la testa per vedere tutelati i loro diritti.

E’ il caso di una società barese che si è rivolta all’Adusbef, l’associazione degli utenti dei servizi bancari e finanziari che da quasi 30 anni è in lotta aperta con le banche per tutelare i diritti dei consumatori e delle piccole-medie imprese.

Il Tribunale di Bari, ha condannato la banca Antonveneta, assorbita da Monte dei Paschi di Siena, a risarcire l’azienda per 58.000 Euro con la maggiorazione di interessi per oltre 12.000 Euro. 

Per il Giudice Rosanna Anganaro, sarebbero numerose le violazioni commesse dalla banca sul conto corrente della società.

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POPOLARE DI VICENZA: ANNUNCIATA LA PERDITA DI OLTRE UN MILIARDO DI EURO

Si dovranno chiedere 1,5 miliardi di aumento di capitale agli azionisti o si rischia il fallimento

Venerdì 28.08.2015 la Banca Popolare di Vicenza ha comunicato di aver perso nei primi sei mesi del 2015 oltre un miliardo di euro e che dovrà chiedere agli azionisti 1.5 miliardi di aumento di capitale per evitare il fallimento o il commissariamento.

Nel corso di un’ispezione Bce, a cui da poco è passata la vigilanza sulle banche più grandi, si è scoperto che la banca ha prestato ai suoi clienti 975 milioni di euro per comprare azioni della banca stessa. Considerando che il valore delle azioni della Banca Popolare di Vicenza è di circa quattro miliardi, ciò significa che un quarto del capitale è finanziato dalla banca in palese violazione del dettato normativo.

Dalla Banca d’Italia si apprende che i primi sospetti della stessa sul comportamento della popolare vicentina risalgono all’estate 2014. Ma a ben vedere già nel 2013 la Banca Popolare di Vicenza era stata ispezionata e non si coglie il motivo per cui nulla era stato notato.

Dal 26.10.2014 è stato possibile visionare i risultati del comprehensive assessment, in altre parole la BCE ha passato al setaccio i conti della Bpvi scoprendo un ammanco di 223 milioni di capitale. Tuttavia si è evitato il disastro convertendo 253 milioni di obbligazioni in azioni.

Ora però, 8 mesi dopo, la popolare vicentina afferma di necessitare di 1,5 miliardi…

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ANATOCISMO: PRESENTATA LA PROPOSTA DELLA BANCA D'ITALIA AL CICR

La Banca d'Italia tira fuori dal cilindro l'escamotage per reintrodure l'anatocismo, Adusbef sul piede di guerra

Boom di proteste per la nuova proposta che la Banca d’Italia ha formulato al Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio (CICR) per dare attuazione all’articolo 120, comma 2, del Testo Unico Bancario, il quale disciplina la produzione degli interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria.

La legge di stabilità 27 dicembre 2013, n. 147, infatti, era intervenuta sull’art. 120 comma 2 del TUB (“Decorrenza delle valute e calcolo degli interessi”) richiedendo al Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio (CICR) di stabilire, fra l'altro, “modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell'esercizio dell'attività bancaria”.

Con riferimento a tale attività è stato comunque previsto che “a) nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori; b) gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”.

La volontà del legislatore, che si può desumere leggendo la relazione parlamentare, era quella di stabilire “l’improduttività degli interessi composti” per “mettere la parola fine a un comportamento riconosciuto illegittimo dalla giurisprudenza, ma costantemente tollerato dal legislatore”, tuttavia, dal tenore letterale della norma sono s

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DICIAMO NO ALL’USURA BANCARIA!

Il tasso soglia al di là del quale gli interessi sono considerati usurari, riguarda non solo gli interessi corrispettivi, ma anche quelli moratori!

La Suprema Corte di Cassazione da anni cerca di fare giustizia e bloccare i tassi usurari applicati dalle banche, ma purtroppo il fenomeno dell’usura è ancora presente.
La famosa sentenza Cass. 350/2013 ha affermato che: "ai fini dell'applicazione dell'art. 1815 c.c. e dell'art. 644 c.p. si considerano usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo e, quindi, anche gli interessi moratori".
Il dictat della Cassazione è chiaro, tuttavia una parte di giurisprudenza di merito non segue appieno quanto stabilito dalla Suprema Corte, in particolare la giurisprudenza di merito si è divisa in due contrapposti orientamenti in riferimento alla rilevanza degli interessi moratori ai fini dell’applicazione della normativa antiusura.
Secondo un orientamento, contrario a quanto affermato dalla Cassazione, la normativa antiusura sarebbe estranea agli interessi moratori sulla considerazione che il reato di usura previsto dall’art. 644 c.p. prevede la punibilità di chi “si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari”, pertanto rientrerebbero nella fattispecie di usura solamente gli interessi corrispettivi.

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