Il costo dell’operazione è di 3,6 miliardi e ricade sugli azionisti e sull’intero sistema bancario.

Ieri 22.11.2015 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il salvataggio di 4 banche italiane che erano da tempo in amministrazione straordinaria e che sono state messe in liquidazione coatta amministrativa. Si tratta di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Carichieti.

Il salvataggio prevede la nascita di 4 banche-ponte, che sostituiscano le vecchie, in cui far confluire la parte “buona”, e  di una bad bank ove confluisce la parte “cattiva” di bilancio e tutte le attività in sofferenza di più dubbio realizzo.

Alle banche-ponte vanno le attività in bonis, vi sono i depositi, i conti correnti e le obbligazioni ordinarie. Il neonato Fondo di risoluzione ha ricostituito il capitale delle 4 banche-ponte, che in totale è ora pari a 1,8 miliardi. Questi soldi verranno recuperati quando le banche ponte saranno vendute al miglior offerente. Per il momento le neo banche saranno gestite sotto la supervisione dell’Unità di Risoluzione della Banca d’Italia e saranno presiedute dall’ex direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro.

Per quanto riguarda i crediti deteriorati che confluiscono nella bad bank, si prevede di venderli a specialisti nel recupero crediti. Essi sono stati svalutati passando dal valore originario di 8,5 miliardi, a 1,5 miliardi.

L’intera operazione è molto costosa, infatti il costo complessivo è di circa 3,6 miliardi. Tale cifra non ricade sullo Stato, ma sugli azionisti, sui titolari di azioni subordinate, e sul complesso del sistema bancario italiano. 

Infatti la liquidità necessaria al Fondo di risoluzione è anticipata da Intesa San Paolo, Unicredit e Ubi-Banca con un finanziamento a tassi di mercato e scadenza massima di 18 mesi. Ma è l’intero sistema creditizio che contribuisce con una rata annua di 600 milioni che può essere rinnovata altre 3 volte.

Questa manovra di fine anno è riuscita ad evitare il rischio del bail in, il nuovo schema europeo che in caso di crisi bancaria coinvolge anche azionisti, obbligazionisti e se necessario correntisti oltre i 100mila euro e che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016.

Essa è stata approvata dalla Commissione Europea che aveva bocciato le soluzioni precedenti ritenendo che potessero essere considerate aiuti di stato.

Ma purtroppo non risparmia gli azionisti delle 4 banche italiane che per primi pagano il prezzo della mala gestio bancaria.

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